A19 Uscita SFERRO-GERBINI
Castel di Iudica, autostrada a19 itinerario turistico uscita Sferro Gerbini
Ramacca, autostrada a19 itinerario turistico uscita Sferro Gerbini
Palagonia, autostrada a19 itinerario turistico uscita Sferro Gerbini
Mineo, autostrada a19 itinerario turistico uscita Sferro Gerbini
Grammichele, autostrada a19 itinerario turistico uscita Sferro Gerbini
Militello val di Catania, autostrada a19 itinerario turistico uscita Sferro Gerbini
Scordia, autostrada a19 itinerario turistico uscita Sferro Gerbini
Lungo la valle del fiume Caltagirone che conduce a Mineo, dell'antica città di Mene rimangono solo alcuni resti.
All'interno del comune spiccano la chiesa del Collegio, l'antica Loggia Comunale, sede del circolo di cultura Capuana e, fra le chiese ricostruite nel XVII secolo: la chiesa di Santa Agrippina, patrona del paese; quella di San Pietro e quella di Santa Maria Maggiore. Sul colle che domina il paese svetta il tronco della torre mastra del castello di Mineo che, insieme al castello di Mongialino e a quello di Serravalle, costituivano il sistema difensivo e di guardia della strada che da Catania conduceva a Caltagirone.
Nei dintorni sono da visitare le grotte di Caratabia del V sec. a.C., con scene di caccia incise sulle pareti, e quelle di Camuti a sud di Mineo dove sono stati messi in luce i resti di un villaggio preistorico dell'età del bronzo.
Continuando sulla SS385 si procede in direzione di Caltagirone sino al bivio per Grammichele.
Percorsi circa 3 km sulla deviazione si incontra, nei pressi del vecchio insediamento di Occhiolà, il santuario della Madonna del Piano, romitorio del XV secolo: chiesa e rifugio del viandante miracolosamente rimasti in piedi dopo il terremoto del 1693.
Giunti a Grammichele, ci si imbatte in una realtà urbanistica assai peculiare. Il comune infatti venne interamente riedificato da Carlo Maria Carafa Branciforte nell'ambito della ricostruzione dei paesi del suo feudo distrutti dal terremoto del XVII secolo. Il palazzo comunale ospita anche il museo civico che custodisce i reperti archeologici della zona. Accanto al Municipio prospetta la chiesa Madre risalente ai primi anni del Settecento.
GRAMMICHELE
L'impianto urbanistico di Grammichele è ispirato al modello rinascimentale radiocentrico che vede al centro la vasta piazza esagonale dalla quale si dipartono le strade disposte a raggiera che delimitano gli isolati. Tale impianto oggi risulta ampliato e modficato nelle parti periferiche, ma è comunque ancora ben riconoscibile nel centro del comune, così come disegnato in un'incisione realizzata dal progettista e conservata nel palazzo comunale che prospetta sulla piazza Carafa.
Seguendo la SS124 in direzione di Militello ci si addentra nell'altopiano Ibleo e si giunge quindi a Militello in Val di Catania , uno dei più importanti centri dell' antico Val di Noto. Anche Militello fu protagonista della ricostruzione post terremoto
e fra il Cinquecento e il Settecento raggiunse il culmine artistico e politico grazie all'illuminato governo del Principe Francesco Branciforte. Fu sotto il suo principato che il paese si espanse secondo le tre direttrici all'interno dei quartieri di San Leonardo e Sant' Antonio di Padova. Di grande interesse sono la chiesa di San Benedetto che custodisce una preziosa tela di Sebastiano Conca, e l'annesso monastero del XVII secolo; il santuario di Santa Maria della Stella; la settecentesca chiesa Madre di San Nicolò, entrata a far parte del patrimonio dell'Unesco, e la chiesa di Santa Maria la Vetere. Ciò che rimane del castello dei Branciforte è ormai inglobato all'interno di costruzioni successive ed è visibile soltanto la torre cilindrica; nel cortile si trovava la fontana della Zizza realizzata all' inizio del XVII secolo, oggi custodita nel museo civico Guzzone.
A sud est del paese, lungo la strada che si snoda fra le colline basaltiche degli Iblei, si possono raggiungere tra cascate, grotte e corsi d'acqua le zone di Valle dell'Ossena, Valle del Loddiero e Piano di Santa Barbara.
Circa 9 km separano Militello da Scordia , altro comune dell'immenso feudo dei Branciforte, fondato nel 1628 dal principe Antonio Branciforte. Nello stesso anno, contemporaneamente al suo palazzo, il principe fece costruire la chiesa Madre di San Rocco, patrono della città. L'impianto a scacchiera che ancora oggi caratterizza il paese è quello tipico delle città di nuova fondazione che dalla piazza centrale, si snoda lungo l'asse che conduce al palazzo del Principe. I quartieri più antichi di Scordia sono quelli del Convento, delle Forche, del Fiumillo e del Palio. Questi quartieri incorniciano il centro urbano rappresentato dalle direttrici della strada Colonna e dalla strada del Purgatorio con le vie trasversali che le incrociano perpendicolarmente.
Uscendo da Scordia si procede sulla SS385 rientrando a Palagonia e raggiungendo la A19